L’ispettore Morse, Gibbon e Sherlock Holmes

Cinismo come suprema forma d’intelligenza? Non lo so, onestamente. Negli ultimi tempi sto riguardando – di nuovo – tutti gli episodi del Dr House. Quello che più mi intriga sono senza dubbio i dialoghi. Micidiali. Nelle altre serie non trovo nulla alla loro altezza. Devo quindi ricorrere alla letteratura. Per esempio ai gialli di Colin Dexter, come “Niente vacanze per l’ispettore Morse” (Sellerio), nelle cui ultime pagine si trova questa perla:

Gli (all’ispettore Morse, ndr) passò per la testa la sua citazione preferita da Gibbon; si trattava di un’osservazione a proposito di un papa del quindicesimo secolo, l’Antipapa Giovanni XXIII, che da ragazzino l’aveva impressionato al punto che se l’era stampata nella memoria parola per parola, e ancora la ricordava dopo così tanti anni: «Le accuse più scandalose furono lasciate cadere; il vicario di Cristo fu accusato soltanto di pirateria, omicidio, stupro, sodomia e incesto».

Micidiale, appunto. Poi ho cercato un po’ su internet e ho trovato quella che mi è parsa una rivelazione e insieme una conferma. Nel suo libro “Arthur Conan Doyle and the Meaning of Masculinity” Diana Barsham definisce Gibbon “a prototype of Holmes”, nel senso di Sherlock Holmes. Dunque la catena è: Gibbon → Sherlock Holmes → Dr House.

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Le albicocche di Proust

Noccioli di albicoccheAddentando un’albicocca a merenda mi ha colpito come un fulmine un ricordo sepolto negli strati più bassi della memoria. Mi sono ritrovato bambino, in colonia estiva o negli interminabili pomeriggi a casa o all’oratorio, quando giocavo con i noccioli delle albicocche. Altro che smartphone! Per l’uso, i noccioli erano levigati, praticamente privi di asperità. Mi hanno sempre trasmesso un’idea di pulito oltre che di polito, come i rami dell’ulivo…

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(Quasi) tutte le mattine del mondo

tapas prima dello spettacolo Stabat Mater con Maria Paiato e del concerto di Jordi SavallGiornata intensa, ieri. Di quelle che rimangono nella memoria anche se non le racconti nel diario. Il caso (che non esiste) ha voluto che abbia scoperto solo all’ultimo il concerto Tous les matins du monde di Jordi Savall al Conservatorio di Milano, quando ormai era sold out.

Il provvidenziale intervento di un’amica mi ha procurato un biglietto per la mia editora, mentre io sono andato a vedere Maria Paiato in Stabat Mater di Antonio Tarantino al Piccolo Teatro Studio Melato (ne scriverò a breve su ALIBI), non prima però di aver condiviso una tabla iberica e qualche croquetas di jamon e bacalao.

Già così sarebbe stata una serata intensa. Ma perché fermarsi a 30, se puoi arrivare a 40? Così al termine dello spettacolo ho attraversato a passi lunghi e ben distesi il centro di Milano e sono arrivato al Conservatorio proprio durante l’intervallo del concerto. Nessuno mi ha chiesto niente e io, con una nonchalance che non credevo di avere (e che in effetti non ho) mi sono seduto accanto alla mia editora, nel posto lasciato libero da una signora a cui era bastata la prima parte per sentirsi soddisfatta. La seconda me la sono goduta io!

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Tempo di regali

Tempo di regali di Patrick Leigh FermorArchiviate da tempo le feste, è tempo di riprendere Belpais. Prendendo nota, per esempio, di uno dei buoni propositi del 2018: leggere i libri che compro o mi regalano. Ecco quelli trovati sotto l’albero di Natale (in realtà un ramo…):

  • Wegner & Wegner, The Sphinx That Traveled To Philadelphia
  • AA.VV., Milano in Egitto
  • Berman, The Priest, the Prince and the Pasha
  • Singer, Keyla la Rossa
  • Leigh Fermor, Tempo di regali
  • Wright, Gli anni del terrore
  • Sciascia, Napoleone. Intervista immaginaria
  • Erba, Si passano le stagioni

Gli osservatori più attenti avranno notato che ci sono due edizioni del libro di Leigh Fermor: quella tascabile mi è stata inviata per sbaglio dall’editore Adelphi, al posto di quella della collana “Biblioteca Adelphi” che avevo ordinato. Non sarà sfuggita loro neppure la presenza di tre quaderni Moleskine: sono i nostri diari per il 2018.

Come sta scritto, “il taccuino è aperto e la mano scrive”.

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A cuor scontento

A cuor contento: il CD di Giovanni Lindo Ferretti
Sono andato a Canossa, letteralmente. E poi sono salito a Cerreto Alpi. È stato un sabato memorabile, seguito da una domenica piuttosto intensa (e piacevole). Lo scontro con la realtà, lunedì, è stato durissimo. Perché non riesco ad avvicinare – non dico a sovrapporle, sarei troppo ingenuo – le due parti della mia vita?
Intanto leggo Il Negus di Kapuscinki, archivio in digitale pagine del Sole 24 Ore, metto ordine in garage e aspetto che suoni il telefono. A cuor scontento.

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Ritorno a casa

La bandiera greca sventola sull'Acropoli di AteneMancavo da molti (troppi) anni. Nel frattempo Atene è cambiata profondamente, così come sono cambiato profondamente io. Eppure è rimasta la stessa città di quell’ormai lontano Ottantanove, l’anno del mio primo viaggio all’estero senza i genitori. E lo stesso vale per me.

Adesso ci sono gli smartphone e da pochi mesi si può addirittura navigare su internet e telefonare senza i proibitivi costi del roaming. Ricordo quando chiamavo casa dal telefono del campeggio, con gli scatti calcolati al minuto (alla carlona): ogni telefonata costava più di un giorno di piazzola per la tenda…

Atene è diventa (mi pare diventata) più bella. I suoi musei sono spettacolari, anche l’Archeologico che è rimasto sostanzialmente invariato. E c’è ancora il mitico Milko!

L’ho capito, anzi l’ho sentito deep inside: è stato un ritorno a casa.

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La settimana inizia con la B

TimemachineSto cercando, faticosamente, di mettere un po’ d’ordine tra le mie cose e più in generale in tutta la mia vita. Ho solo l’imbarazzo della scelta su dove cominciare. Così inizio dalla B. Mi sto organizzando per rendere il lunedì il giorno dei controlli. L’obiettivo è abituare la mente alla regolarità delle operazioni da compiere, azioni che hanno più senso e maggior utilità se, appunto, ripetute con scadenza fissa. E allora sia il lunedì il giorno della B:

  • bilancia
  • benzina
  • back-up
  • Belpais
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#Menomalecheègiovedì

Il TapasDay al ristorante Albufera di MilanoÈ stato un giovedì particolarmente intenso lo scorso 15 giugno. Mi sono mosso, ho fatto cose, ho visto gente… Più o meno in questo ordine:

  • ho pubblicato su ALIBI la recensione della performance Louvre I
  • ho visto il docu-film su Michelangelo
  • ho mangiato le tapas da Albufera
  • ho visto la mostra “Milano in Egitto”
  • ho bevuto un caffè “napoletano”
  • ho visto la mostra di Ferdinando Scianna da FormaFoto
  • ho comprato un libro di Colin Dexter
  • ho fatto qualche simpatica conoscenza
  • ho mangiato pintxos baschi da Eataly
  • ho preso a calci un riccio (ma per salvargli la vita!)
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Weekend a Londra

Copertina del libro "Il mistero del terzo miglio" di Colin Dexter, SellerioHo trascorso un intenso weekend a Londra, con puntate più o meno fugaci sul campo di battaglia di El Alamein e nella cittadina universitaria di Oxford. Il tutto senza muovermi dal mio comodo divano Chester, se non per andare allo stadio di Robbiate a vederne di tutti i colori.

Da lì sono tornato a casa con una coppa (non mia) per un più che onorevole secondo posto. Complimenti alla Tritium e grazie mille a Colin Dexter per il suo giallo “Il mistero del terzo miglio” (Sellerio). Da cui è tratto questo brano:

“Non tutti bevono, signore”.
“Ma certo che tutti bevono! È che lui era un tipo strambo, questo è poco ma sicuro. Mi ascolti ancora un minuto. Da giovane avevo sentito parlare di un ministro metodista che si vergognava un poco a farsi vedere sempre immerso nella lettura della Bibbia, che so, sul treno o in autobus. E così, per potersi leggere in pace Ezechiele o roba del genere, si era fatto preparare una copertina speciale che raffigurava un pistolero in groppa a un cavallo, e se l’era fatta incollare sopra la Bibbia”.

Adesso mi è venuta voglia di leggere Ezechiele.

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Cambio di stagione

Dr House sulla spiaggiaParafrasando Mark Twain, questa primavera rischia di passare alla memoria come l’autunno più freddo e grigio. Ma forse qualcosa sta cambiando.

Di certo c’è che ieri sera abbiamo visto, sdraiati in tre sul divano, l’ultimo episodio della serie 7 del Dr House. Intanto ci gustavamo l’ottima pizza (le ottime pizze) della editora.

Mi capita spesso di domandarmi ” Ma cosa si ricorderà il figliolo di tutte queste sere passate a guardare il Dr House, degli aperitivi con patanegra e uova barzotte seduti per terra sulla coperta, dei compiti fatti insieme, dei viaggi in posti come Gerusalemme, delle battute e dei giochi di parole…?”. Chissà! Dei miei primi 11 anni ricordo pochissimo. Di certo non facevo l’aperitivo seduto per terra…

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